Cloro in piscina: a cosa serve

Cloro in piscina

Il cloro è un elemento chimico che viene utilizzato in ambito di disinfezione e sanificazione. Le sue proprietà disinfettanti lo rendono il principale additivo da aggiungere all’acqua delle piscine per eliminare ogni rischio di tipo sanitario, sia per la grande facilità di uso e di dosaggio, sia perché è un prodotto abbastanza economico.

La disinfezione delle acque è un processo necessario a combattere la proliferazione di microrganismi. L’acqua delle piscine non solo si trova a contatto con la pelle con i bagnanti che certo non è sterile, ma data la sua temperatura e l’ambiente umido attorno ad essa, risulta essere il terreno di coltura perfetto per la crescita di micro alghe e batteri. Se questi organismi non venissero tenuti sotto controllo potrebbero diventare un grosso rischio per la salute dei bagnanti.

L’utilizzo del cloro entra in gioco proprio per eliminare questa possibilità: le proprietà chimiche di questo elemento fanno sì che esso si sciolga facilmente a contatto con l’acqua e sia facile mantenere i suoi livelli costanti nell’arco della giornata.

All’interno di piscine pubbliche o di stabilimenti privati c’è un gran via vai di gente, unitamente al fatto che il cloro è un elemento molto volatile e tende ad evaporare con facilità, soprattutto in giornate molto calde. Da ciò deriva che esso va reintegrato costantemente affinché sia compatibile con le normative di legge.

Vediamo più nel dettaglio in che forma possiamo trovare il cloro e quali sono le regolamentazioni a cui attenersi.

Cloro: forme e utilizzo

Il cloro è disponibile principalmente in tre formati, che vengono associati a tre utilizzi differenti.

La prima forma disponibile è in granuli e contiene circa il 60% di cloro, il cui utilizzo è principalmente dedicato ad il trattamento di shock, data la velocità con cui esso si scioglie in acqua. Con shock si intende un tipo di clorazione “d’urto”, in cui vengono aggiunte grandi quantità di questo elemento per ripulire in profondità le acque contenute nella piscina, eliminando tutti i microrganismi. È una procedura tipica di quando una piscina viene utilizzata nuovamente dopo molto tempo, ma non sarà possibile fruirne finché il cloro libero non sarà sceso al di sotto di una certa soglia.

La seconda tipologia di cloro è sotto forma di pastiglie e sono destinate all’utilizzo in fase di mantenimento dei livelli richiesti. La pastiglia viene fatta sciogliere lentamente e questo fa sì che sia possibile mantenere dei buoni livelli di clorazione per tempi più lunghi.

La terza forma del cloro è liquida e viene venduto all’interno di taniche che vengono collegate direttamente all’impianto di circolazione dell’acqua, consentendo di mantenerne costanti i valori e lasciar svolgere le operazioni alla macchina.

Ai fini della legislazione, la quantità di cloro libero all’interno delle piscine deve avere un valore compreso tra 0,7 e 1,5 ppm (parti per milione) e sarà compito di chi gestisce la piscina capire attorno a quali valori occorrerà assestarsi, a seconda della giornata e dell’affluenza di bagnanti.

Le piccole piscine casalinghe non esulano affatto dalla necessità di mantenere un determinato standard di pulizia. Nonostante si tratti di situazioni in cui nessuno si assicurerà che tali limiti vengano rispettati, mantenere l’acqua in linea con i valori di legge consente ai fruitori di ritrovarsi in un ambiente sano, senza il rischio di prendere spiacevoli infezioni.

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